Chi soffre di diabete o ipertensione può includere i salumi nella dieta?

Contrariamente a quanto si pensa, nella dieta del diabetico i salumi italiani dovrebbero essere variabili fisse (purché usati nel più vasto contesto calorico), perché contengono vitamina B1 e B2, importantissime per il metabolismo del glucosio.

Chi soffre di ipertensione dovrà mangiarne con moderazione, per via della presenza di sale, dando la preferenza a quelli cotti e non aggiungendo sale agli altri alimenti.

Anche gli obesi che si mettono a dieta non dovrebbero eliminare del tutto i salumi, per via dell’alto valore biologico delle loro proteine e per la presenza di ferro.


I bambini e gli anziani possono mangiare tutti i tipi di salumi?

Assolutamente sì perché tutti contengono proteine nobili e altri elementi importanti per l’organismo: vitamine, il ferro, lo zinco sono essenziali per un corpo in crescita e per chi, con l’aumentare dell’età, tende a mangiare di meno, con il rischio di nutrirsi in modo insufficiente. Si consiglia l’uso in dosi moderate.


I salumi vengono ancora prodotti come una volta?

Sì, Ma la produzione italiana di salumi ha fatto grandi passi avanti, negli ultimi decenni. Pur mantenendo inalterate le tradizioni che garantiscono lo stesso sapore e la stessa genuinità ai prodotti, si avvale ora di tecniche di produzione all’avanguardia (cosiddette “dolci”) che permettono di ottenere salumi più digeribili (grazie al processo di fermentazione naturale), più poveri di sale (grazie al ricorso alla tecnologia del freddo) e più sicuri (grazie agli elevatissimi standard igienici).


I marchi DOP e IGP sono una garanzia per il mercato?

Si tratta di riconoscimenti a livello comunitario, assegnati ad alcuni alimenti tipici di una zona e con precise caratteristiche di produzione, che costituiscono sia una “garanzia” per il consumatore circa la qualità del prodotto, sia una tutela per il produttore contro concorrenze sleali. Molte specialità della salumeria italiana hanno ricevuto i riconoscimenti DOP (Denominazione di origine protetta) e IGP (Indicazione geografica protetta).


La mortadella è ricca di colesterolo?

La mortadella è ancora vittima di tanti pregiudizi, che spesso impediscono di gustarla in tranquillità. Dal punto di vista nutrizionale, la presenza di acidi grassi è equilibrata e soprattutto è costituita in maggior parte dai cosiddetti “acidi grassi monoinsaturi”, i migliori per l’organismo umano (sono gli stessi contenuti nell’olio d’oliva).

E in 100 grammi di mortadella ci sono 70 milligrammi di colesterolo, un valore del tutto simile a quello per esempio, della spigola e del pollo. In merito agli ingredienti, va ricordato che il grasso utilizzato per la mortadella (i cosiddetti “lardelli”) si ricava principalmente dal grasso di gola, che è il più duro tra i grassi del suino, e perciò il più pregiato.

Inoltre, la mortadella Bologna ha ottenuto il marchio europeo IGP, che garantisce tipicità e qualità.


La carne di maiale è più grassa delle altre?

Il drastico cambiamento nello stile di vita degli ultimi dieci anni ha reso necessario adeguare le caratteristiche alimentari delle carni di maiale alle esigenze dell’uomo di oggi. In altre parole, il maiale è diventato più magro, grazie all’evoluzione delle tecniche di allevamento dei suini italiani che seguono una dieta strettamente vegetariana arricchita di vitamine. Il risultato è una carne ricca di proteine nobili e con una quantità inferiore di grasso.

Non solo, ma è cambiata anche la qualità dei grassi, dato che sono diminuiti gli acidi grassi saturi a favore dei polinsaturi e monoinsaturi, e anche il tasso di colesterolo è stato ridotto.